Non oso pensare fino a dove si riesca a vedere, da quassù, nelle giornate veramente limpide, fino ai confini della Grecia forse. In compenso, questa è una specie di autostrada a due corsie che sembra l’Alpe d’Huez nelle giornate di luglio, esattamente quelle giornate in cui i tifosi parcheggiano i camper e camminano su e giù dai tornanti a piedi nudi, rossi paonazzi per il sole e per le birre. Infatti – così come in Francia – anche qui Marco Pantani ha scritto una storia che vale per sempre.
Eppure mentre guardo i tifosi contenuti dal cordone di alpini, sono abbastanza convinta che non sarà una di quelle vigilie epiche con le quali a volte il Giro ci ha graziato. Ma di nuovo mi sbaglio, ancora esistono altri piani per noi che riescono a sorprenderci.

Dopo il primo passaggio sento il rumore delle motoseghe al tornante più in basso, sale fin sopra le punte dei pini, insieme all’odore intenso della miscela. Scendo fino a quel punto e ancora una volta capisco che basta chiudere gli occhi per essere guidati. Non pensare a niente, lasciare che il vento soffi nella direzione in cui devi andare.
Istinto. Cosa c’è di più fedele di questo: ti porta esattamente dove devi stare. 
Di tutte le foto, il novanta per cento sono fuori fuoco ed è giusto così, l’imperfezione della curva 14 ci riporta la pace. Vogliono dare morale a tutti, nessuno escluso, hanno una missione e la portano a termine, fino a che l’ambulanza decreta il fine corsa. Ognuno ha avuto la sua parte, tifosi e ciclisti sanciscono ancora il loro legame di sangue, alla viglia della notte di Luna Blu, un evento raro. Due lune piene, l’ultima giornata di sofferenza, gli ultimi chilometri a stringere i denti prima di raggiungere la cima dei desideri che ci consumano.

Mentre risalgo insieme a tutti gli altri, nel caos dei discorsi, sento chiaramente uno che dice: “qualcosa sulla vita…quando meno te lo aspetti.”
Adesso sì che vorrei stare in una stanza vuota per poter piangere in santa pace, senza sembrare un’imbecille. Mi metto gli occhiali da sole ma, per fortuna, nessuno mi sta guardando ora. 
Solo il ciclismo è ancora con gli occhi fissi su di me, minuscolo puntino nel suo infinto universo.
So che sta preparando qualcosa di immenso per noi, qualcosa per cui gli saremo grati fino all’eternità.

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Posted by:Miriam

Sono nata in Brianza in una calda notte di luglio. Scrivo da quando avevo quattordici anni e nel 2012 ho cominciato questo viaggio che si chiama "E mi alzo sui pedali". Ho pubblicato "Voci di Cicala" nel 2013, "La menta e il fiume" nel 2015 e "Come un rock" nel 2019. Mi piacciono i papaveri, il profumo delle foglie di menta e la ninnananna della risacca del lago. A volte scrivo con gli occhi chiusi.

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